Pensierini finali 1

Florianopolis, Porto Alegre, Lisbona, Venezia 19-20 novembre.

E senza rendercene veramente conto siamo tornati. Pullman, un saluto veloce con foto ad Eduardo che poi sfreccia veloce verso casa lasciandoci il vago dubbio che non vedesse l’ora di toglierci di torno dal suo omnibus, e via a imbarcarci sui nostri aerei che ci hanno portato finalmente nel nostro nord Italia freddo (e nebbioso).

Negli occhi e nelle orecchie abbiamo ancora l’ultimo concerto a Presidente Getulio, e il pubblico composto dai ragazzi che partecipano all’incontro per formatori culturali. Ragazzi desiderosi di conoscere e far conoscere la propria identità e le proprie radici, specchio della stessa cittadina di Presidente Getulio, in cui emigranti svizzeri, italiani (trentini) e tedeschi si sono incontrati fondendo le proprie identità culturali.
Ragazzi che ci hanno chiesto al termine del concerto proprio dell’origine dei propri cognomi, descrivendoci con orgoglio il percorso migratorio della propria famiglia, e chiedendoci quindi di parenti qui in Italia.

Dimostrazione di un intero viaggio in cui la nostra italianità, ogni volta che è stata scoperta, portava sempre ad un sorriso misto di gioia, sorpresa, malinconia e nostalgia, dato dal fatto che la zona del nostro tour ha una percentuale di emigranti italiana altissima, in alcune zone anche del 90%. È stato quindi con vero orgoglio che abbiamo portato in Brasile un pezzo di Italia giovane, ma soprattutto, permettetemi, è stato con orgoglio che abbiamo portato questi ragazzi.
Dopo 15 giorni d viaggio insieme a loro, in cui il mio compito in fondo non è stato altro che quello di fargli da “pastore”, posso a maggior ragione rivendicare la scelta di aver portato questi ragazzi, questi artisti, questi musicisti, che si sono dimostrati oltremodo interessati e vogliosi di conoscere le storie di quanti abbiamo incontrato in questo viaggio, siano essi ragazzi come loro, oppure un po’ piú adulti.
Il loro coinvolgimento è stato sempre grande e sebbene talvolta li abbia dovuti riprendere per tenere testa alla nostra ferrea scaletta fatta di appuntamenti, viaggi in pullman di ore, soundcheck sempre un po’ affrettati e concerti, e sebbene sì, qualche sera si siano anche rilassati, cercando di divertirsi fra loro e magari facendo tardi, non posso rimproverare loro assolutamente nulla, perchè la mattina, quando dovevamo incontrare i circoli che ci ospitavano erano sempre pronti, curiosi, attenti. E perchè poi a provare e durante i concerti si dimostravano dei veri professionisti, restando sempre nei tempi loro assegnati e tirando sempre fuori un’energia nuova.

Non mi resta che ringraziarli, così come non mi resta che ringraziare Cesare, la nostra guida in terra brasiliana, che ci ha guidato con fermezza e sorrisi, il nostro fonico Carlos, di cui poi ci sarà una pagina di diario, grande persona, Silva la nostra fotografa, di cui speriamo di leggere anche su queste pagine del suo progetto fotografico che sta realizzando, Veronica, che è stata un notevole aiuto per tutto il viaggio, ma soprattutto permettetemi di ringraziare particolarmente Serena, senza il cui apporto decisivo questo progetto non sarebbe mai stato realizzato.
Approfitto per ringraziare anche l’Associazione Trentini nel Mondo, nella persona della direttrice Anna Lanfranchi, e la Provincia Autonoma di Trento, nella persona del Presidente Dellai, per aver entrambi creduto fin da subito a questo progetto.

Inoltre vorrei ringraziare tutti i ragazzi brasiliani che ci hanno accolti ai concerti come fossimo delle star, entusiasti del nostro progetto, i ragazzi trentini che ci hanno seguito dall’Italia con affetto e attraverso gli streaming di Sanbaradio e vorrei ringraziare anche quanti ci hanno criticati attraverso commenti (anche se qui non si sono visti) perchè ci hanno resi più forti e ci hanno dato ancora più spinta a realizzare questo bellissimo progetto.

Ciao a tutti

Michele Tesolin
Amm. Unico Mercurio Soc. Coop.

I Resando in Curitiba

Ore 00.30: I più temerari, freschi come rose dopo una giornata intera in pullman, decidono di chiamare dei taxi per farsi traghettare dall’hotel ad Avenida Batel, località nota a Curitiba per la moltitudine di locali notturni. Arrivati a destinazione scopriamo che oggi è feriale e l’unico locale aperto pare essere il Democrate a quasi un km di distanza. Ci incamminiamo decisi a dare un po’ di brio ad una giornata fatta di autogrill, autostrada ma nessuna “fessura atta alla manutenzione dei veicoli” – parola di Andy Next Point – ma non sappiamo quello che ci sta aspettando. Per farla breve, il resto della serata lo trascorriamo convincendo le ragazze del posto a darci delle brevi ma intense lezioni di samba.
Rientriamo in albergo verso le ore 4.30. La sveglia é prevista per le 8.00. Per fortuna abbiamo dei fisici invidiabili.
Ore 9.00: Saliamo in bus in perfetta forma e ci dirigiamo verso la sede dei trentini nel mondo di Curitiba. Il presidente Ivanor, tra i più simpatici padroni di casa che abbiamo incontrato, ci racconta come la sede di Curitiba sia completamente autofinanziata e svolga un sostanziale lavoro di supporto a favore del consolato Italiano. Ivanor dimostra di essere una persona dalle idee chiare.
Ore 12.30: Dopo aver visitato brevemente la zona della città che circonda la locale sede dei Trentini nel Mondo, veniamo ospitati a pranzo da una cooperativa creata con l’aiuto del circolo per dare un appoggio alle famiglie intenzionate ad intraprendere un’attività agricola.
Qui ci aspettano per gustare del churrasco, probabilmente il migliore di questa esperienza brasiliana. A questo punto ci dirigiamo verso Pinhais, dove è stato allestito il palco per l’esibizione. La zona è tra le più povere in cui siamo stati in questi giorni; ció nonostante il palco è spettacolare, e non vediamo l’ora di percorrerne ogni centimetro quadrato.
Ore 18.30: terminato il soundcheck più rapido della storia di questo viaggio, dobbiamo già correre a prendere il bus navetta per l’albergo, dove avremo circa un’ora per darci una lavata e farci belli – ma proprio belli. Scoccano le ore 20, e chi tra di noi si illudeva di poter essere preciso nelle tempistiche di trasporto viene smentito un’altra volta. L’attesa per i ritardatari viene vissuta con quella che, a posteriori, si rivelerà una tranquillità eccessiva. Nonostante la guida da codice penale che caratterizza queste terre, e che connota anche l’autista del bus navetta, iniziamo in effetti a renderci conto che, anche coi ritardi di circostanza nelle esibizioni delle band sul palco, rischiamo di non arrivare in tempo. Il che, cari amici, sarebbe piuttosto inopportuno.
Ore 21.30: giungiamo col bus navetta in tempo per vedere gli ultimi due pezzi degli amici Next Point. Gli stati generali di Resandoville drizzano subito le antenne rendendosi conto che il tempo per prepararsi a salire sul palco, solitamente valutabile nell’ordine di alcune mezz’ore, si è appena ridotto a cinque minuti, sei se proprio Andy e co. dovessero essere in vena progressiva. Si rende imperativo ottimizzare il corso delle operazioni, per cui qui dirigiamo celermente alla zona bar. Stabilite le ragionevoli priorità, corriamo sul palco a dare il cinque con la pancia a Matteo Scalet, le cui condizioni fisiche lo costringeranno per i giorni a venire a nutrirsi immergendo direttamente il volto nel piatto (il batterista dei Next Point dalla data di Bento convive infatti con una fastidiosa tendinite che ha rischiato di fermarlo NDR), e partiamo con la scaletta standard. Il CdA dei Resando ha infatti bocciato l’esperimento della data precedente, per la quale era stata provata una nuova setlist, preferendo per la data di oggi affidarsi ad un set maggiormente rodato. Proprio per l’ultimo minuto di concerto, il capo dei Resando dott. Filippo de Asmundis ha la sagace idea di testare la tenuta strutturale del palco, arrampicandosi sull’impalcatura alla nostra destra. L’agilità non è certo l’ultima delle sue numerose qualità, ma alcuni commenti ricevuti una volta terminato lo show lo indurranno a rivedere la bontà di certe decisioni per il futuro. Salvo, naturalmente, la presenza di fotografi nei paraggi – nel cui caso stiamo già valutando, nelle Resando-towers, come declinare la responsabilità per strage e danni materiali alle strutture del palco.
Termina così la nostra esibizione, e possiamo quindi scatenarci al grido di Give it to me! col set di Anansi.

In ultima battuta, ci fa piacere menzionare l’entusiasmo con cui siamo stati accolti dai numerosi ragazzi della favela. Ci hanno dimostrato un calore straordinario, rendendo questo concerto unico e speciale.

Luzerna!

Sananduva ci saluta e noi ricambiamo, soddisfatti di aver completato un’altra tappa della nostra gita musicale.
La prossima meta è Luzerna e per raggiungerla solchiamo il Rio Grande do Soul, il paesaggio intorno ci offre meraviglie di colori tra il verde della selva, il giallo del grano e chiazze di mucche e pecore che trotterellano qua e là.
Giunti a Luzerna abbiamo ricevuto un caloroso benvenuto da alcuni esponenti del circolo trentino della città. Sorrisi, abbracci e soprattutto el “disnar”, abbondante come sempre!
A tavola una signora di stirpe valsuganota ci spiega le differenze principali tra Sud e Nord del paese, di come ora il popolo brasiliano si senta di vivere dignitosamente e democraticamente dopo aver patito in passato sofferenze e difficoltà, specialmente per quanto riguarda gli emigrati italiani.
Conosciamo anche Jago, stesso nome del nostro Forbe, venticinquenne, come Forbe, che studia Psicologia, come il nostro Forbe, che parla molto bene l’italiano, meglio di Forbe e che ha visitato quest’estate Sardagna, dove vive il nostro Forbe insieme ai simpatici amichetti Nibra. A parte questi giochi del destino, Jago è da poco diventato il vicepresidente del circolo, fortemente voluto dal presidente in carica che desidera trasmettere ai giovani la cultura e tradizione italiana. Durante il tour c’è capitato molto spesso di dialogare con persone fiere e orgogliose di aver avuto genitori o nonni che parlavano il “talian”, questo misto di dialetti trentin-veneti-lombardi.
Ci piace l’idea di trovare dall’altra parte del mondo storie e sguardi che in qualche modo condividono con noi lo stesso passato; diversi destini, lontani confini ma all’antica pur sempre trentini!
Finito il pranzo siamo andati a portare le valige all’hotel e poi subito di corsa a preparare la serata musicale. Un gruppo di noi è andato a visitare la sede del circolo, due stanze che contenevano tutta una serie di libri in italiano, vestiti tipici e diversa oggettistica riguardante la nostra regione e le nostre montagne. Interessante è stata anche la visita guidata al museo di scienze naturali presente all’interno dello stesso complesso ospitante il circolo. Il museo era ricco di animali imbalsamati collezionati da oltre cinquant’anni da un frate tedesco. Mmm, interessante!
Finito il piccolo tour ci siamo ricongiunti con gli altri ragazzi per ultimare il check e dare avvio alla serata. In apertura due ragazze brasiliane hanno allietato gli spettatori con canzoni italiani di Modugno e Morandi. I primi del gruppo trentino a suonare sono stati i Bob and the Apple, carichi ed energici come sempre. L’eccesiva potenza ha causato la rottura di una corda del basso, per fortuna durante l’ultima canzone, ma anche questo fa parte del vero rock!
Il bassista Roccia dei Resando ha quindi donato ai Nibraforbe il suo mitico 5 corde, confondendo le già le confuse idee di Berloffa Giuliano. Ciò nonostante abbiamo proposto un esilarante show “conzà” da travestimenti, elettronica e spensieratezza. Le ragazze al bordo del palco urlavano al termine di ogni pezzo facendoci sentire quasi come i Sonohra, non contente al termine dei concerti di tutti i gruppi hanno richiesto foto, autografi, bacchette della batteria e braccialetti.
Nel fondo sala adulti ed anziani apprezzavano a suon di battiti di mani e pure alcuni di loro si sono sentiti ringiovaniti ballando e saltellando con le schitarrate in levare di Stefano Anansi (in arte “Naranzy”) e della sua bravissima band.
Ultimo gruppo a concludere la serata è stato Gio_veNaLe che grazie alle sue sonorità accattivanti e alla presenza di un favoloso visual di Tommy Rosi ha incuriosito e stupito tutta la sala. Ma non è finita qui, al termine tutti i componenti delle band accompagnati dalla chitarra di Nibra e dalla cassa di Scalet (Next Point) sono saliti sul palco per cantare la conosciutissima “America America” e l’immancabile inno al Trentino (tutto diretto dalla maestra Anna Berloffa).
“Impavido veglia al valico alpino, o gemma dell’Alpe, o amato Trentino”
Ciao!

Nibraforbe

Tappa a Sananduva!

Bento Goncalves, 7,30 A.M.
Usciamo dall’accogliente Hotel Vinocap e, dopo aver caricato i bagagli, saliamo sul pullman. Oggi ci aspetta Sananduva, cittadina di circa 15000 abitanti nel cuore di Rio Grande do Sul, tappa inizialmente non prevista e aggiunta solo di recente alle date di “Live @ Brasile”. Percorriamo i 300 chilometri che separano Bento da Sananduva su una strada molto sconnessa, a tratti una vera e propria “carretera” che si snoda in mezzo a foreste verdeggianti intervallati da campi di grano. Se Porto Alegre e Bento piuttosto che città brasiliane mi sono sembrate delle enclavi europee oltreoceano, ora mi rendo conto che stiamo entrando nel Sudamerica più verace, “campesinho”, soprattutto nel momento in cui attraversiamo il ponte sul maestoso Rio Grande, il fiume che dà il nome allo stato.
Dopo circa tre ore di viaggio, arriviamo a destinazione. Al nostro arrivo troviamo una delegazione di italo-brasiliani ad accoglierci con grande calore e una simpatia esplosiva, nel vero senso della parola: per noi hanno preparato persino fuochi d’artificio. Scendiamo dal pullman accolti da un grande applauso e da sorrisi genuini. Una signora mi si avvicina e, chiamandomi col mio “appellido” Anansi, mi chiede di intonare con lei e gli altri italo-brasiliani la celebre canzone di Adoniran Barbosa “Trem das onze”, e parte spontaneamente un coro, così, per strada. “Questo è il Sud del mondo e dovremmo cogliere e apprendere questa genuinità” penso, quando risalgo sul bus. L’accoglienza prosegue con un pranzo a base di churrasco (pezzi di carne infilzati da “spadoni” e cotti alla brace, il piatto tipico del Sud del Brasile) accompagnato da ottima cerveja: si parla con loro di musica, della situazione politica italiana, comunicando con un mix di italiano, portoghese e trentino. L’aria che si respira mi ricorda quel paesino della Sicilia da cui proviene la mia famiglia, nei sorrisi e negli abbracci di questi figli dell’emigrazione trentina o nella curiosità di una vecchia signora affacciata alla finestra attirata da un accento che probabilmente le era più familiare molto tempo fa.
È già ora di soundcheck. La venue è un piccolo palazzetto in cui il palco è già stato montato e preparato. L’acustica non è dalla nostra stasera, ma grazie al buon Charlie, riusciamo a trovare un buon compromesso fra le nostre esigenze e i limiti al sound che la location ci impone. Finito il check, sfruttiamo il poco tempo libero che rimane nel pomeriggio per una doccia e un po’ di riposo.
E rieccoci alla venue. Il palazzetto è gremito e aprono il concerto due gruppi di ragazzi brasiliani. È subito il turno dei fantastici Bob and the Apple che riescono a coinvolgere il pubblico fin da subito con la loro “Ukulele” e arrivano al culmine dell’energia con il pezzo “Padre Patlic”. Ora tocca all’elettronica e alle installazioni video di Gio_Venale che incuriosiscono molto il pubblico presente e successivamente è il turno del rock dei Resando: Filippo attira davanti al palco i “dispersi post-attesa da cambio palco” e non dà loro tregua fino alla fine del suo set.
Ora tocca a me. La gente comincia a riavvicinarsi al palco, ma anch’io vorrei vedere tutti i presenti più vicini. Scendo in mezzo al pubblico e chiamo ad uno ad uno tutti coloro che sono ancora distanti da noi. Terminiamo il concerto con “Get up, stand up” di Bob Marley, ma Sananduva ci richiama on stage per un bis, dunque chiudiamo ufficialmente le danze con “Can’t stop my music”.
Prima di andare a dormire, ci aspetta il cafè colonial, un ricco buffet che gli italo-brasiliani ci hanno preparato.
A darci la boa noite, sono le melodie di musiche e canti gauchi, che coronano questo 13 novembre pieno di generosità e buon coracao. Boa noite Trentino!

Anansi

(foto Michele Tesolin)

La busa e Bento


Porto Alegre, ore 7:30. La vista ancora un po’ annebbiata per le poche ore di sonno alle spalle. Eduardo, il nostro autista carioca, ci aspetta con i portelloni del bus alzati ed un’aria allegra e spensierata. Carichiamo i bagagli e partiamo alla volta di Bento Concalves, una cittadina di circa centomila abitanti immersa tra le verdeggianti foreste del Rio Grande do Sul. La strada si fa presto sconnessa. Eduardo, non dimostrando timore alcuno di fronte all’asperità del percorso sfida a tutta velocità dossi e voragini costringendo i passeggeri ad assicurarsi ai sedili nelle maniere più disparate e precarie. Finalmente una sosta, bisogna acquistare un pezzo di ricambio per il pullman (rubato nel corso della notte a Porto Alegre) e fare rifornimento. Ne approfittiamo per prendere una boccata d’aria, chi scende a sgranchirsi le gambe, chi per un caffè o una sigaretta. Eduardo é ancora felice, lava e lucida il parabrezza del suo bell’autobus granturismo, ponendo una particolare cura nei dettagli. Eduardo vuole bene al suo autobus, ci sembra di intravedere in lui quella stessa tenerezza che una madre dedicherebbe al proprio figlio durante il momento del bagnetto. Finalmente risaliamo a bordo e partiamo. Ma la tragedia ci aspetta al varco e l’impensabile accade in un istante. Sentiamo il pesante mezzo inclinarsi pericolosamente su di un fianco accompagnato da paurosi rumori di cedimento. Una frazione di secondo durante la quale vediamo Boni, che poco prima era seduto vicino a noi e chiacchierava amabilmente, venire catapultato in basso contro il finestrino sussultando di terrore. Un caotico insieme di grida impaurite si leva all’unisono sul bus, pericolosamente in bilico ad un passo dalle pompe di benzina. Trascorrono una decina di secondi durante i quali l’intera vita ci scorre davanti. A bordo regna il panico ed iniziano a piovere supposizioni di ogni tipo: alcuni ipotizzano lo scoppio di uno pneumatico, chi addirittura di due, altri avanzano la possibilità dell’investimento di qualche animale di grossa taglia, c’é chi invece azzarda l’ipotesi di un’improvviso sfalsamento delle zolle tettoniche con origine di faglia. Ma chi ha per primo il coraggio di scendere per recarsi sul luogo dell’incidente e dare risposta a tante domande é il fotografo Marco Menestrina, che con un coraggio da vichingo, si avvicina alle ruote posteriori dell’automezzo immortalando come un fotoreporter di guerra ció che ancora a bordo si ignora. A questo punto iniziamo pian piano a scendere tutti. Eduardo invece, nel disperato tentativo forse di dissimulare la portata dell’accaduto o semplicemente atterrito dal panico, rimane saldo al suo posto di guida, puntando il suo sguardo negli specchietti retrovisori. Eduardo non é più felice ora. Ci avviciniamo alle ruote posteriori e scopriamo finalmente cos’é accaduto. Svoltando troppo in anticipo all’uscita dal distributore, il bus é sprofondato con la ruota posteriore destra all’interno di una lunga e stretta fessura atta alla manutenzione dei veicoli incastrandosi e minacciando di rovesciarsi su una delle pompe. Subito abbiamo tutti pensato di dover attendere dei soccorsi che mai sarebbero arrivati e che la data del pomeriggio sarebbe saltata, ma anche questa volta la ben nota solidarietà brasiliana ha avuto la meglio. Un simpatico camionista di transito ha sfoderato un robusto cavo di traino e con uno strattone potente e deciso ha estratto fra gli applausi il bus dalla voragine. Una breve verifica per la conferma delle piene funzionalità meccaniche del mezzo e di nuovo si parte. Abbandonato il distributore del misfatto abbiamo puntato su Bento Concalves, un viaggio rallegrato da pittoresche manovre, inversioni ad u su statali con doppia linea continua ed incomprensibili e lunghe retromarce. Contro ogni previsione siamo arrivati a destinazione sani e salvi. Bento, la città di Bacco, con fontane zampillanti di rosso nettare, verdi palmizi ed edifici dai colori intensi e pieni. Dopo un leggero pranzo al self-Service raggiungiamo la location del concerto. Si tratta di un piccolo parco di fronte al centro culturale delle città, splende il sole e l’aria é frizzante ma le sorprese non sono finite:vediamo Charlie portare le mani ai suoi ricci e folti capelli neri esclamando “Ma no, ma no, cos’hanno fatto quei matti, è una cosa mai vista!”. Quei simpatici ragazzi della Banda Munique avevano montato l’intero impianto sul lato sinistro del palco, offrendo agli ascoltatori un fantastico sound monodirezionale sbilanciato. Dopo aver ripristinato gli standard minimi per un concerto degno di essere chiamato tale, è finalmente possibile portare a termine il sound check.
Ad aprire le danze è un navigato trio locale proponente un sound energico e virtuoso dalle atmosfere fusion rock colorate da qualche venatura blueseggiante. Il pubblico si scalda ed i passanti incuriositi si soffermano attratti dalla musica. A seguire una giovane cover band dei Beatles scatena la platea con poderoso groove alla sex pistols ed interessanti e sperimentali sovrapposizioni vocali.
Tocca poi ai nostri Nibraforbe, sempre allegri e freschi come l’aria di Sardagna. Sfoderano alcune canzoni inedite per questo tour brasiliano, tra le quali, degna di nota, una cover de “La cura” di Franco Battiato. Fra gli applausi lasciano il palco ai Bob, che con il vento tra i folti capelli ammaliano le giovani teenager presenti. Ora tocca a noi, il soundcheck é stato brevissimo ma gli strumenti sembrano rispondere a dovere. Cinque pezzi brevi e intensi mentre la luce affievolisce. Un’atmosfera che ci ha regalato una bellissima emozione, sinora senza dubbio la più intensa, dal punto di vista musicale, di questo tour brasiliano. A chiudere lo show ci pensano Anansi e la sua band portandolo al culmine. Con decisa professionalità e grande umanità riescono fin da subito a coinvolgere l’intera piazza portandola sotto il palco a ballare. Anansi infatti scende in prima persona dallo stage prendendo per mano uno per uno i presenti, li ammalia con il suo tipico carisma e li trascina in prima fila. A Bento é sbarcato il grande reggae! Un alternarsi di magnifici brani in levare dalle melodie che spaziano tra il puro reggae in stile giamaicano alle più sperimentali influenze del rap italiano sembrano trasportare la piazza infondendo felicità e benessere per un lasso di tempo fin troppo breve. Lo show si conclude con la richiesta unanime dal parte del pubblico di un bis viene generosamente accolta. Stanchi ma soddisfatti ci lasciamo andare sull’erba per un’ultima chiacchierata con i giovani brasiliani che hanno movimentato fino a quel momento la scena. Ci aspetta ora una cena in compagnia dei membri del Circolo Trentino locale, dai quali ogni band riceve in omaggio dei pacchetti di sigari di foglie di mais. La giornata volge al termine e facciamo rientro al nostro splendido albergo. Ognuno di noi avrebbe qualcosa da fare: chi scrivere una e-mail a casa, chi leggere online le felici notizie che riguardano la politica in Italia, chi farsi una doccia, ma il primo contatto con i morbidi materassi dell’hotel Vinocap risulta fatale. Sprofondiamo immediatamente in un dolce sonno ristoratore, sognando i colori del cielo sul Rio Grande do Sul. Boanoite garoti!

Next Point
(foto Michele Tesolin)

Brasile del Sud // 10-11 novembre 2011


Ci svegliamo in una piccola stanza dal sapore di metà novecento. Sul soffitto c’è un ventilatore di legno, ma il tasto d’accensione si chiama “aria condizionata”.
Siamo a Porto Alegre, arrivati il giorno prima dalla lunga permanenza sull’isola di Florianopolis.
Il viaggio fino a qui ci ha portati attraverso la campagna del Sud del Brasile, con le case povere in legno e mattoni, le strade sterrate, i carri trainati da cavalli troppo magri. E’ un Brasile completamente diverso dalla città di Florianopolis, meta turistica e quindi decisamente ricca, almeno nelle apparenze. Destinazione del viaggio Porto Alegre, quindi.
Arriviamo nel pomeriggio, l’umidità è alle stelle e la temperatura è leggermente più bassa dei giorni precedenti. L’albergo si trova in centro, in una via tappezzata di locali fritti e farmacie e chioschi e botteghini.
Doccia, qualche minuto di relax, contatti con il continente europeo per sentire se tutto va bene, poi usciamo a piedi per andare al concerto di Renato Borghetti, musicista di ovvie origini italiane (trentine, per la precisione) che mescola nel suo percorso artistico la musica tradizionale brasiliana con le atmosfere estemporanee del jazz.
A metà concerto arriva pure Anansi, atterrato qualche ora prima nell’aeroporto della città. La sua esibizione è fulminea, Still presentata solo chitarra e voce, con un portoghese perfetto che coinvolge il pubblico e i capelli che danzano al ritmo del suo reggae.
Finito il concerto, torniamo verso l’albergo a piedi, mangiamo assieme carne con patate fritte e insalata di patate e maionese, quindi crolliamo nei nostri letti a dieci metri sopra il livello della strada.
Alle otto la sveglia, e la mattinata – per la prima volta – è autogestita. Ci dividiamo in gruppi e iniziamo a conquistare la città. Porto Alegre è la tipica grande città del Sud America, che impegna tutti i sensi.
L’olfatto si immerge nella moltitudine di profumi e odori della quotidianità, i gas di scarico, le friggitrici, la frutta venduta ai bordi delle strade, l’odore del sole.
L’udito gode dei rumori delle auto, delle voci dei venditori ambulanti, delle musiche che escono dai negozi, degli stand chiassosi delle compagnie telefoniche.
Gli occhi vagano tra i palazzi, grattacieli della prima metà del ventesimo secolo, fatiscenti e colorati. La popolazione locale è variegata ai massimi livelli, in termini di provenienza geografica e di appartenenza sociale. Il divario reddituale è evidente, tra i grandi e lussuosi esercizi commerciali e le coperte sotto i ponti quali rifugio notturno per i senzatetto.
Il gusto salta tra le banane fritte e i manghi acquistati sui marciapiedi, e le mani sono impegnate a premere l’otturatore delle macchine fotografiche nel tentativo di catturare almeno un’immagine della realtà di Porto Alegre. Ma il tentativo è vano, troppi sono gli stimoli che una città come questa, in pieno sviluppo economico e sociale, offre a noi occidentali, giovani e affamati.
Una coppia di anziani ci dà il benvenuto in Brasile, così, giusto perché fa bene sentirsi accettati in una terra straniera.
Il pranzo è improvvisato con alcuni panini, e si parte alla volta del teatro della facoltà di medicina di Porto Alegre, dove si terrà il concerto di questa sera.
Durante il viaggio incontriamo le prime realtà al margine del Brasile: ai bordi delle strade periferiche, racchiuse dentro mura di cemento, si intravvedono le baracche di lamiera, legno e mattoni che compongono le favelas. Il contrasto con i grattacieli del centro fa un certo effetto. L’università in cui suoniamo è circondata da favelas, i muri di cemento sono elettrificati e ornati con il filo spinato, il nostro pallone vola di là e di là rimane, per la gioia dei ragazzi che giocano a calcio nelle isole di prato tra gli svincoli della tangenziale.
Soundcheck all’interno del teatro, chiacchiere, risate, tentativi di parlare portoghese, comunicazione a gesti, panini, bevande, e inizia il concerto. Apre Lula, cantantessa del posto accompagnata da un chitarrista; l’atmosfera è quella della tradizione locale, con qualche brano pure in italiano. Poi seguono Anansi, Nibraforbe, Gio_veNaLe, Resando. Poche persone, ma ognuno di noi suona e canta e si muove come se fossimo davanti a quattromila persone. Perché bisogna dare il massimo anche per due persone solamente. Finito il concerto, con calma, impacchettiamo gli strumenti e torniamo in albergo, mentre i ragazzi del service smontano il palco, la struttura metallica che lo copre, le luci, l’impianto audio, e partono alla volta di Bento Conçalves per allestire la data successiva.
La notte è troppo breve, e ora siamo già in viaggio.

11 novembre 2011 – Giovanni // GIo_veNaLe
(foto Michele Tesolin)




Il concerto a Florianopolis visto dai Bob and the Apple


Ore 7.15, i musicanti trentini trascinano le occhiaie fuori dalle stanze. ristorati da una colazione a base di frutti tropicali e salsicce assassine, si avviano verso il pullman pronti ad affrontare un nuovo giorno. Il mezzo si dirige verso il parlamento di Santa Catarina, facendo solo una breve pausa davanti alla Floripa Music Hall, dove scendiamo noi Bobs ed i Resando per fare soundcheck in vista del concerto della sera.
Il soundcheck procede a ritmo spedito per tutta la mattinata, grazie ad un Carlos (al massimos del) Morales in ottima forma, che tranquillo e sereno come sempre, cura i suoni nei minimi dettagli. All’una e mezza, mentre pranziamo in un baracchino (dove il cibo si paga in base al peso) scorre sullo schermo del televisore presente nel locale, una pubblicità del nostro concerto, scatenando una tipicamente italiana, euforica e rumorosa reazione dei presenti.
Si torna al Floripa per assistere al check di Gio_veNale e dei Nibraforbe e poi, finito il loro turno, torniamo in albergo per prepararci al primo concerto del tour. I più stanchi si concedono del relax rigenerante in camera, mentre i più attivi (tra i quali siamo stranamente inclusi pure noi) propendono per un tuffo nell’oceano, poco lontano dall’hotel.

Ore 20.00, siamo tutti nel backstage e, capitanati da Carlos, ci riuniamo per un breve colloquio e augurio di buon concerto. Rientrati nella Music Hall riconosciamo tra il pubblico molti dei ragazzi incontrati all’università il giorno precedente, tra cui Renan che dona a noi ed alle altre band un piccolo souvenir di Florianopolis. Si respirano sorrisi.
I primi a salire sul palco e rompere il ghiaccio sono i James Gin che riscaldano la serata a ritmo di blues carioca. Ora tocca ai Nibraforbe, primo gruppo trentino ad esibirsi, che saltellando allegri sul palco danno il La (sintetizzato) al concerto. Mezz’ora di elettro-pop da Sardagna e si e’ già nell’atmosfera berlinese di Gio_venale: nonostante l’infortunio alla caviglia di Tommaso, lo spettacolo e’ andato liscio ed alla grande.
Torniamo nel backstage per prepararci, mentre sentiamo in sottofondo il muro di suono dei Resando che sembra piacere ai ragazzi della capitale di Santa Caterina. E’ il nostro turno, il tempo vola e nemmeno noi ci rendiamo conto di essere già arrivati all’outro di Asfalto. A concludere la serata ci pensano gli esplosivi Next Point, che suonano per la prima volta in live il loro nuovo pezzo “emicrania”.
Nel frattempo e’ già l’1 e mezza di notte, seppur stanchi decidiamo di ritornare tutti insieme sul palco e impressioniamo il pubblico rimasto con una divertente performance corale dell’inno al trentino, quasi all’altezza del coro della SAT, per poi spegnerci definitivamente sui sedili del pullman che ci riporta in albergo.

Ore 04.00, ci concediamo finalmente alla notte pur sapendo di poter dormire solamente qualche ora. Domani mattina partiremo alla volta di Porto Alegre dove finalmente ci raggiungerà anche il gruppo di Anansi e dove si terra’ anche la seconda data del tour.

Bob and the Apple
(foto di Silva Rotelli)

Le band sbarcano a Florianopolis!

Passeggiando domenica poco dopo l´ora di pranzo sotto il Palazzo della Regione avete forse incontrato un gruppo di ragazzi: i giovani musicisti del progetto Live@Brasile. Puntuali come poche volte lo sono stati, carichi di bagagli e strumenti e ancora increduli che il tanto atteso momento sia arrivato, salgono sul pullman che li portera´ a Venezia, prima tappa delle 4 che li separa dall´inizio del tour brasiliano. Venezia-Lisona, Lisbona-Rio de Janeiro, Rio-Florianopolis. La consapevolezza dell´effettiva partenza sale con il passare dei chilometri coperti e delle ore trascorse in aereo…25 per l´esattezza. I piú fortunati riescono ad ingannare il tempo dormicchiando, gli altri si destreggiano tra musica, libri e film doppiati e sottotitolati in vvarie lingue. In un modo o nell´altro tutte queste ore passano e il caldo umido di Florianopolis e´ lí per accogliere i giovani musicisti trentini. Un rapido controllo per assicurarsi che gli strumenti siano usciti indenni dal lungo viaggio e poi verso l´uscita dell´aeroporto. Ad attenderli trovano il Presidente del Circolo trentino della cittá, Laercio Moser e due ragazze trentino-brasiliane, studentesse di Lingua e Letteratura italiana. Il tempo di muovere il primo passo in terra brasiliana e si scontrano con il primo contrattempo…Cesare Ciola, consigleire di Trentini nel Mpndo, che accompagna le band in questo tour, parla concitato al telefono: pare che per un incomprensione il pullman prenotato per le due intere settimane di permanenza non si sia presentato all´aeroporto. Ma la soluzione e´ immediata. Fermata al volo due taxi-pullmini, caricano tutto e raggiungono l´hotel. La fermezza riuscirá´poi a risolvere il problema.
E` una prima giornata frenetica per i nostri ragazzi, ma nessuno sembra voler cedere alla stanchezza delle ore di sonno perse. Un salto nelle stanze per portare le valigie e tutti sono pronti ad accogliere con entusiasmo la proposta di Cesare e di una delle studentesse, Anna: andare a fare una camminata in spiaggia.Nemmeno un cielo un po´coperto puó´mettere in ombra della sabbia sottile come farina e l´oceano che fa da orizzonte. C´é chi corre sulla spiaggia, chi si stupisce del paesaggio e chi non resite ad un tuffo in piena regola. Il tempo vola e il pullman li aspetta per portarli a fare un piccolo giro dell´isola: una collina da cui si gode un panorama spettacolare, la laguna e le case dei pescatori che si contendono lo spazio con i ristoranti tipici ma, a lasciarli totalmente senza parole sono le Dune: un paesaggio lunare, montagne di sabbia finissima e chiara, la luce del tramonto. In un baleno tutti scalzi a sfidare le salite, un attimo dopo tutti di corsa giú per i pendii. E fotografie a non finire, perché proprio non c´é da credere ai propri occhi. Marco e Matteo, i due videomakers che si occupano di girare il documentario di questa esperienza, non si staccano un attimo dalla loro strumentazione e nulla sfugge al loro sguardo esperto.
Il colpo di grazia per le energie rimaste ai nostri trentini é una succulenta cena che concilierá a loro il sonno. La mente é giá a domani mattina. Infatti, sono stati invitati da Anna ad una lezione alla sua universitá: una specie di talk show con gli studenti del corso di Lingua Italiana di Floranopolis. Il pomeriggio invece sará dedicato interamente ai sound check delle band. Il primo concerto si avvicina e non é di certo una partenza in sordina: mercoledí 9 i gruppi si esibiranno al Floripa Music Hall, un teatro che puó contenere 2000 spettatori ed ha giá ospitato i piú grandi artisti brasiliani. E´ davvero una bella scommessa per i nostri giuovani musicisti. Riuscirá lo slancio di rinnovamento di Live@Brasile a coinvolgere la popolazione trentina emigrata? E i ragazzi brasiliani che parteciperanno al concerto apprezzeranno la varietá di stili che caratterizza queste band? Gli interrogativi sono molti, gli impegni altrettanti, ma l´entusiasmo li batte di gran lunga tutti!

Veronica Weiss
Sanbaradio – Mercurio Soc. Coop.

Pronti alla partenza

L’emozione inizia a farsi sentire e l’euforia sale. Il concerto di lancio del progetto “Il Trentino per i trentini nel mondo: Live @ Brasile”, svoltosi a Trento il 29 settembre scorso, ha confermato che è tutto vero: si parte per il Brasile! Le difficoltà e i colpi di scena nella realizzazione del progetto non sono mancati, ma a quanto pare ora ci siamo. Gli organizzatori sono ancora alle prese con le ultime conferme e c’è da immaginare che la tensione non scenderà, nemmeno una volta patiti. Le forze in gioco sono molte, così come le persone coinvolte. Ma, soprattutto sono alte le aspettative. Per questo la Trentini nel Mondo e la Cooperativa Mercurio puntano all’eccellenza nella riuscita dell’iniziativa. È da tenere inoltre in considerazione che tanti occhi sono puntati su quest’esperienza: ragazzi e organizzatori ne sono consapevoli. E oltre agli aspetti legati allo svolgersi del viaggio, c’è tutto un mondo di aspettative, ipotesi e curiosità: è il fermento che sale tra i musicisti pronti a partire. Ed ecco che è ancora strano trovarsi la sera, dopo il lavoro o le lezioni universitarie, a fantasticare su quante persone potremo conoscere, come saranno le location dei concerti, se il pubblico brasiliano apprezzerà la musica, se davvero lo “spirito trentino” è ancora così vivo nelle nuove generazioni di emigrati. Sembra ancora qualcosa di lontano, eppure ormai è alle porte. La speranza comune è quella di trovare tanti ragazzi come noi, che amano la musica e hanno voglia di divertirsi e di condividere la propria storia. C’è la voglia di incontrare persone che conoscono la terra in cui la loro famiglia ha le proprie radici solo attraverso i racconti dei nonni, per potergli dire com’è oggi. Sono molte le domande che la spedizione trentina in Brasile si porta dietro. E una riguarda le condizioni dello stato di Santa Catarina, che sappiano essere stato colpito da un’alluvione nel mese di settembre. A tal proposito, tornano alla mente alcune chiacchierate con dei ragazzi brasiliani che frequentano l’Università di Trento grazie ad una borsa di studio, fatte in occasione del concerto del 29 settembre. Abbiamo chiesto loro dell’alluvione, della gravità della situazione e di come le persone stanno reagendo. Loro ci hanno rassicurato, dicendo che la gente sta lavorando per rimettersi presto in piedi. «In Brasile, sappiamo che la felicità aiuta anche a far fronte ai problemi – ha precisato João Fernando, uno degli studenti brasiliani intervenuti all’evento -. Se portate musica e voglia di stare assieme, siamo sicuri che verrete accolti con entusiasmo ed allegria!». E la speranza e l’allegria di questo ragazzo possono essere davvero degli ingredienti utili a fugare le piccole paure legate all’imminente partenza del progetto “Il Trentino per i trentini nel mondo: Live @ Brasile”. È questo lo spirito con cui vogliamo partire, convinti che sarà un’esperienza incredibile e sperando che la nostra testimonianza al ritorno possa convincere anche i più scettici in Trentino.

Veronica Weiss
Cooperativa Mercurio – Sanbaradio