I Resando in Curitiba

Ore 00.30: I più temerari, freschi come rose dopo una giornata intera in pullman, decidono di chiamare dei taxi per farsi traghettare dall’hotel ad Avenida Batel, località nota a Curitiba per la moltitudine di locali notturni. Arrivati a destinazione scopriamo che oggi è feriale e l’unico locale aperto pare essere il Democrate a quasi un km di distanza. Ci incamminiamo decisi a dare un po’ di brio ad una giornata fatta di autogrill, autostrada ma nessuna “fessura atta alla manutenzione dei veicoli” – parola di Andy Next Point – ma non sappiamo quello che ci sta aspettando. Per farla breve, il resto della serata lo trascorriamo convincendo le ragazze del posto a darci delle brevi ma intense lezioni di samba.
Rientriamo in albergo verso le ore 4.30. La sveglia é prevista per le 8.00. Per fortuna abbiamo dei fisici invidiabili.
Ore 9.00: Saliamo in bus in perfetta forma e ci dirigiamo verso la sede dei trentini nel mondo di Curitiba. Il presidente Ivanor, tra i più simpatici padroni di casa che abbiamo incontrato, ci racconta come la sede di Curitiba sia completamente autofinanziata e svolga un sostanziale lavoro di supporto a favore del consolato Italiano. Ivanor dimostra di essere una persona dalle idee chiare.
Ore 12.30: Dopo aver visitato brevemente la zona della città che circonda la locale sede dei Trentini nel Mondo, veniamo ospitati a pranzo da una cooperativa creata con l’aiuto del circolo per dare un appoggio alle famiglie intenzionate ad intraprendere un’attività agricola.
Qui ci aspettano per gustare del churrasco, probabilmente il migliore di questa esperienza brasiliana. A questo punto ci dirigiamo verso Pinhais, dove è stato allestito il palco per l’esibizione. La zona è tra le più povere in cui siamo stati in questi giorni; ció nonostante il palco è spettacolare, e non vediamo l’ora di percorrerne ogni centimetro quadrato.
Ore 18.30: terminato il soundcheck più rapido della storia di questo viaggio, dobbiamo già correre a prendere il bus navetta per l’albergo, dove avremo circa un’ora per darci una lavata e farci belli – ma proprio belli. Scoccano le ore 20, e chi tra di noi si illudeva di poter essere preciso nelle tempistiche di trasporto viene smentito un’altra volta. L’attesa per i ritardatari viene vissuta con quella che, a posteriori, si rivelerà una tranquillità eccessiva. Nonostante la guida da codice penale che caratterizza queste terre, e che connota anche l’autista del bus navetta, iniziamo in effetti a renderci conto che, anche coi ritardi di circostanza nelle esibizioni delle band sul palco, rischiamo di non arrivare in tempo. Il che, cari amici, sarebbe piuttosto inopportuno.
Ore 21.30: giungiamo col bus navetta in tempo per vedere gli ultimi due pezzi degli amici Next Point. Gli stati generali di Resandoville drizzano subito le antenne rendendosi conto che il tempo per prepararsi a salire sul palco, solitamente valutabile nell’ordine di alcune mezz’ore, si è appena ridotto a cinque minuti, sei se proprio Andy e co. dovessero essere in vena progressiva. Si rende imperativo ottimizzare il corso delle operazioni, per cui qui dirigiamo celermente alla zona bar. Stabilite le ragionevoli priorità, corriamo sul palco a dare il cinque con la pancia a Matteo Scalet, le cui condizioni fisiche lo costringeranno per i giorni a venire a nutrirsi immergendo direttamente il volto nel piatto (il batterista dei Next Point dalla data di Bento convive infatti con una fastidiosa tendinite che ha rischiato di fermarlo NDR), e partiamo con la scaletta standard. Il CdA dei Resando ha infatti bocciato l’esperimento della data precedente, per la quale era stata provata una nuova setlist, preferendo per la data di oggi affidarsi ad un set maggiormente rodato. Proprio per l’ultimo minuto di concerto, il capo dei Resando dott. Filippo de Asmundis ha la sagace idea di testare la tenuta strutturale del palco, arrampicandosi sull’impalcatura alla nostra destra. L’agilità non è certo l’ultima delle sue numerose qualità, ma alcuni commenti ricevuti una volta terminato lo show lo indurranno a rivedere la bontà di certe decisioni per il futuro. Salvo, naturalmente, la presenza di fotografi nei paraggi – nel cui caso stiamo già valutando, nelle Resando-towers, come declinare la responsabilità per strage e danni materiali alle strutture del palco.
Termina così la nostra esibizione, e possiamo quindi scatenarci al grido di Give it to me! col set di Anansi.

In ultima battuta, ci fa piacere menzionare l’entusiasmo con cui siamo stati accolti dai numerosi ragazzi della favela. Ci hanno dimostrato un calore straordinario, rendendo questo concerto unico e speciale.

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