Tappa a Sananduva!

Bento Goncalves, 7,30 A.M.
Usciamo dall’accogliente Hotel Vinocap e, dopo aver caricato i bagagli, saliamo sul pullman. Oggi ci aspetta Sananduva, cittadina di circa 15000 abitanti nel cuore di Rio Grande do Sul, tappa inizialmente non prevista e aggiunta solo di recente alle date di “Live @ Brasile”. Percorriamo i 300 chilometri che separano Bento da Sananduva su una strada molto sconnessa, a tratti una vera e propria “carretera” che si snoda in mezzo a foreste verdeggianti intervallati da campi di grano. Se Porto Alegre e Bento piuttosto che città brasiliane mi sono sembrate delle enclavi europee oltreoceano, ora mi rendo conto che stiamo entrando nel Sudamerica più verace, “campesinho”, soprattutto nel momento in cui attraversiamo il ponte sul maestoso Rio Grande, il fiume che dà il nome allo stato.
Dopo circa tre ore di viaggio, arriviamo a destinazione. Al nostro arrivo troviamo una delegazione di italo-brasiliani ad accoglierci con grande calore e una simpatia esplosiva, nel vero senso della parola: per noi hanno preparato persino fuochi d’artificio. Scendiamo dal pullman accolti da un grande applauso e da sorrisi genuini. Una signora mi si avvicina e, chiamandomi col mio “appellido” Anansi, mi chiede di intonare con lei e gli altri italo-brasiliani la celebre canzone di Adoniran Barbosa “Trem das onze”, e parte spontaneamente un coro, così, per strada. “Questo è il Sud del mondo e dovremmo cogliere e apprendere questa genuinità” penso, quando risalgo sul bus. L’accoglienza prosegue con un pranzo a base di churrasco (pezzi di carne infilzati da “spadoni” e cotti alla brace, il piatto tipico del Sud del Brasile) accompagnato da ottima cerveja: si parla con loro di musica, della situazione politica italiana, comunicando con un mix di italiano, portoghese e trentino. L’aria che si respira mi ricorda quel paesino della Sicilia da cui proviene la mia famiglia, nei sorrisi e negli abbracci di questi figli dell’emigrazione trentina o nella curiosità di una vecchia signora affacciata alla finestra attirata da un accento che probabilmente le era più familiare molto tempo fa.
È già ora di soundcheck. La venue è un piccolo palazzetto in cui il palco è già stato montato e preparato. L’acustica non è dalla nostra stasera, ma grazie al buon Charlie, riusciamo a trovare un buon compromesso fra le nostre esigenze e i limiti al sound che la location ci impone. Finito il check, sfruttiamo il poco tempo libero che rimane nel pomeriggio per una doccia e un po’ di riposo.
E rieccoci alla venue. Il palazzetto è gremito e aprono il concerto due gruppi di ragazzi brasiliani. È subito il turno dei fantastici Bob and the Apple che riescono a coinvolgere il pubblico fin da subito con la loro “Ukulele” e arrivano al culmine dell’energia con il pezzo “Padre Patlic”. Ora tocca all’elettronica e alle installazioni video di Gio_Venale che incuriosiscono molto il pubblico presente e successivamente è il turno del rock dei Resando: Filippo attira davanti al palco i “dispersi post-attesa da cambio palco” e non dà loro tregua fino alla fine del suo set.
Ora tocca a me. La gente comincia a riavvicinarsi al palco, ma anch’io vorrei vedere tutti i presenti più vicini. Scendo in mezzo al pubblico e chiamo ad uno ad uno tutti coloro che sono ancora distanti da noi. Terminiamo il concerto con “Get up, stand up” di Bob Marley, ma Sananduva ci richiama on stage per un bis, dunque chiudiamo ufficialmente le danze con “Can’t stop my music”.
Prima di andare a dormire, ci aspetta il cafè colonial, un ricco buffet che gli italo-brasiliani ci hanno preparato.
A darci la boa noite, sono le melodie di musiche e canti gauchi, che coronano questo 13 novembre pieno di generosità e buon coracao. Boa noite Trentino!

Anansi

(foto Michele Tesolin)

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