La busa e Bento


Porto Alegre, ore 7:30. La vista ancora un po’ annebbiata per le poche ore di sonno alle spalle. Eduardo, il nostro autista carioca, ci aspetta con i portelloni del bus alzati ed un’aria allegra e spensierata. Carichiamo i bagagli e partiamo alla volta di Bento Concalves, una cittadina di circa centomila abitanti immersa tra le verdeggianti foreste del Rio Grande do Sul. La strada si fa presto sconnessa. Eduardo, non dimostrando timore alcuno di fronte all’asperità del percorso sfida a tutta velocità dossi e voragini costringendo i passeggeri ad assicurarsi ai sedili nelle maniere più disparate e precarie. Finalmente una sosta, bisogna acquistare un pezzo di ricambio per il pullman (rubato nel corso della notte a Porto Alegre) e fare rifornimento. Ne approfittiamo per prendere una boccata d’aria, chi scende a sgranchirsi le gambe, chi per un caffè o una sigaretta. Eduardo é ancora felice, lava e lucida il parabrezza del suo bell’autobus granturismo, ponendo una particolare cura nei dettagli. Eduardo vuole bene al suo autobus, ci sembra di intravedere in lui quella stessa tenerezza che una madre dedicherebbe al proprio figlio durante il momento del bagnetto. Finalmente risaliamo a bordo e partiamo. Ma la tragedia ci aspetta al varco e l’impensabile accade in un istante. Sentiamo il pesante mezzo inclinarsi pericolosamente su di un fianco accompagnato da paurosi rumori di cedimento. Una frazione di secondo durante la quale vediamo Boni, che poco prima era seduto vicino a noi e chiacchierava amabilmente, venire catapultato in basso contro il finestrino sussultando di terrore. Un caotico insieme di grida impaurite si leva all’unisono sul bus, pericolosamente in bilico ad un passo dalle pompe di benzina. Trascorrono una decina di secondi durante i quali l’intera vita ci scorre davanti. A bordo regna il panico ed iniziano a piovere supposizioni di ogni tipo: alcuni ipotizzano lo scoppio di uno pneumatico, chi addirittura di due, altri avanzano la possibilità dell’investimento di qualche animale di grossa taglia, c’é chi invece azzarda l’ipotesi di un’improvviso sfalsamento delle zolle tettoniche con origine di faglia. Ma chi ha per primo il coraggio di scendere per recarsi sul luogo dell’incidente e dare risposta a tante domande é il fotografo Marco Menestrina, che con un coraggio da vichingo, si avvicina alle ruote posteriori dell’automezzo immortalando come un fotoreporter di guerra ció che ancora a bordo si ignora. A questo punto iniziamo pian piano a scendere tutti. Eduardo invece, nel disperato tentativo forse di dissimulare la portata dell’accaduto o semplicemente atterrito dal panico, rimane saldo al suo posto di guida, puntando il suo sguardo negli specchietti retrovisori. Eduardo non é più felice ora. Ci avviciniamo alle ruote posteriori e scopriamo finalmente cos’é accaduto. Svoltando troppo in anticipo all’uscita dal distributore, il bus é sprofondato con la ruota posteriore destra all’interno di una lunga e stretta fessura atta alla manutenzione dei veicoli incastrandosi e minacciando di rovesciarsi su una delle pompe. Subito abbiamo tutti pensato di dover attendere dei soccorsi che mai sarebbero arrivati e che la data del pomeriggio sarebbe saltata, ma anche questa volta la ben nota solidarietà brasiliana ha avuto la meglio. Un simpatico camionista di transito ha sfoderato un robusto cavo di traino e con uno strattone potente e deciso ha estratto fra gli applausi il bus dalla voragine. Una breve verifica per la conferma delle piene funzionalità meccaniche del mezzo e di nuovo si parte. Abbandonato il distributore del misfatto abbiamo puntato su Bento Concalves, un viaggio rallegrato da pittoresche manovre, inversioni ad u su statali con doppia linea continua ed incomprensibili e lunghe retromarce. Contro ogni previsione siamo arrivati a destinazione sani e salvi. Bento, la città di Bacco, con fontane zampillanti di rosso nettare, verdi palmizi ed edifici dai colori intensi e pieni. Dopo un leggero pranzo al self-Service raggiungiamo la location del concerto. Si tratta di un piccolo parco di fronte al centro culturale delle città, splende il sole e l’aria é frizzante ma le sorprese non sono finite:vediamo Charlie portare le mani ai suoi ricci e folti capelli neri esclamando “Ma no, ma no, cos’hanno fatto quei matti, è una cosa mai vista!”. Quei simpatici ragazzi della Banda Munique avevano montato l’intero impianto sul lato sinistro del palco, offrendo agli ascoltatori un fantastico sound monodirezionale sbilanciato. Dopo aver ripristinato gli standard minimi per un concerto degno di essere chiamato tale, è finalmente possibile portare a termine il sound check.
Ad aprire le danze è un navigato trio locale proponente un sound energico e virtuoso dalle atmosfere fusion rock colorate da qualche venatura blueseggiante. Il pubblico si scalda ed i passanti incuriositi si soffermano attratti dalla musica. A seguire una giovane cover band dei Beatles scatena la platea con poderoso groove alla sex pistols ed interessanti e sperimentali sovrapposizioni vocali.
Tocca poi ai nostri Nibraforbe, sempre allegri e freschi come l’aria di Sardagna. Sfoderano alcune canzoni inedite per questo tour brasiliano, tra le quali, degna di nota, una cover de “La cura” di Franco Battiato. Fra gli applausi lasciano il palco ai Bob, che con il vento tra i folti capelli ammaliano le giovani teenager presenti. Ora tocca a noi, il soundcheck é stato brevissimo ma gli strumenti sembrano rispondere a dovere. Cinque pezzi brevi e intensi mentre la luce affievolisce. Un’atmosfera che ci ha regalato una bellissima emozione, sinora senza dubbio la più intensa, dal punto di vista musicale, di questo tour brasiliano. A chiudere lo show ci pensano Anansi e la sua band portandolo al culmine. Con decisa professionalità e grande umanità riescono fin da subito a coinvolgere l’intera piazza portandola sotto il palco a ballare. Anansi infatti scende in prima persona dallo stage prendendo per mano uno per uno i presenti, li ammalia con il suo tipico carisma e li trascina in prima fila. A Bento é sbarcato il grande reggae! Un alternarsi di magnifici brani in levare dalle melodie che spaziano tra il puro reggae in stile giamaicano alle più sperimentali influenze del rap italiano sembrano trasportare la piazza infondendo felicità e benessere per un lasso di tempo fin troppo breve. Lo show si conclude con la richiesta unanime dal parte del pubblico di un bis viene generosamente accolta. Stanchi ma soddisfatti ci lasciamo andare sull’erba per un’ultima chiacchierata con i giovani brasiliani che hanno movimentato fino a quel momento la scena. Ci aspetta ora una cena in compagnia dei membri del Circolo Trentino locale, dai quali ogni band riceve in omaggio dei pacchetti di sigari di foglie di mais. La giornata volge al termine e facciamo rientro al nostro splendido albergo. Ognuno di noi avrebbe qualcosa da fare: chi scrivere una e-mail a casa, chi leggere online le felici notizie che riguardano la politica in Italia, chi farsi una doccia, ma il primo contatto con i morbidi materassi dell’hotel Vinocap risulta fatale. Sprofondiamo immediatamente in un dolce sonno ristoratore, sognando i colori del cielo sul Rio Grande do Sul. Boanoite garoti!

Next Point
(foto Michele Tesolin)

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