Brasile del Sud // 10-11 novembre 2011


Ci svegliamo in una piccola stanza dal sapore di metà novecento. Sul soffitto c’è un ventilatore di legno, ma il tasto d’accensione si chiama “aria condizionata”.
Siamo a Porto Alegre, arrivati il giorno prima dalla lunga permanenza sull’isola di Florianopolis.
Il viaggio fino a qui ci ha portati attraverso la campagna del Sud del Brasile, con le case povere in legno e mattoni, le strade sterrate, i carri trainati da cavalli troppo magri. E’ un Brasile completamente diverso dalla città di Florianopolis, meta turistica e quindi decisamente ricca, almeno nelle apparenze. Destinazione del viaggio Porto Alegre, quindi.
Arriviamo nel pomeriggio, l’umidità è alle stelle e la temperatura è leggermente più bassa dei giorni precedenti. L’albergo si trova in centro, in una via tappezzata di locali fritti e farmacie e chioschi e botteghini.
Doccia, qualche minuto di relax, contatti con il continente europeo per sentire se tutto va bene, poi usciamo a piedi per andare al concerto di Renato Borghetti, musicista di ovvie origini italiane (trentine, per la precisione) che mescola nel suo percorso artistico la musica tradizionale brasiliana con le atmosfere estemporanee del jazz.
A metà concerto arriva pure Anansi, atterrato qualche ora prima nell’aeroporto della città. La sua esibizione è fulminea, Still presentata solo chitarra e voce, con un portoghese perfetto che coinvolge il pubblico e i capelli che danzano al ritmo del suo reggae.
Finito il concerto, torniamo verso l’albergo a piedi, mangiamo assieme carne con patate fritte e insalata di patate e maionese, quindi crolliamo nei nostri letti a dieci metri sopra il livello della strada.
Alle otto la sveglia, e la mattinata – per la prima volta – è autogestita. Ci dividiamo in gruppi e iniziamo a conquistare la città. Porto Alegre è la tipica grande città del Sud America, che impegna tutti i sensi.
L’olfatto si immerge nella moltitudine di profumi e odori della quotidianità, i gas di scarico, le friggitrici, la frutta venduta ai bordi delle strade, l’odore del sole.
L’udito gode dei rumori delle auto, delle voci dei venditori ambulanti, delle musiche che escono dai negozi, degli stand chiassosi delle compagnie telefoniche.
Gli occhi vagano tra i palazzi, grattacieli della prima metà del ventesimo secolo, fatiscenti e colorati. La popolazione locale è variegata ai massimi livelli, in termini di provenienza geografica e di appartenenza sociale. Il divario reddituale è evidente, tra i grandi e lussuosi esercizi commerciali e le coperte sotto i ponti quali rifugio notturno per i senzatetto.
Il gusto salta tra le banane fritte e i manghi acquistati sui marciapiedi, e le mani sono impegnate a premere l’otturatore delle macchine fotografiche nel tentativo di catturare almeno un’immagine della realtà di Porto Alegre. Ma il tentativo è vano, troppi sono gli stimoli che una città come questa, in pieno sviluppo economico e sociale, offre a noi occidentali, giovani e affamati.
Una coppia di anziani ci dà il benvenuto in Brasile, così, giusto perché fa bene sentirsi accettati in una terra straniera.
Il pranzo è improvvisato con alcuni panini, e si parte alla volta del teatro della facoltà di medicina di Porto Alegre, dove si terrà il concerto di questa sera.
Durante il viaggio incontriamo le prime realtà al margine del Brasile: ai bordi delle strade periferiche, racchiuse dentro mura di cemento, si intravvedono le baracche di lamiera, legno e mattoni che compongono le favelas. Il contrasto con i grattacieli del centro fa un certo effetto. L’università in cui suoniamo è circondata da favelas, i muri di cemento sono elettrificati e ornati con il filo spinato, il nostro pallone vola di là e di là rimane, per la gioia dei ragazzi che giocano a calcio nelle isole di prato tra gli svincoli della tangenziale.
Soundcheck all’interno del teatro, chiacchiere, risate, tentativi di parlare portoghese, comunicazione a gesti, panini, bevande, e inizia il concerto. Apre Lula, cantantessa del posto accompagnata da un chitarrista; l’atmosfera è quella della tradizione locale, con qualche brano pure in italiano. Poi seguono Anansi, Nibraforbe, Gio_veNaLe, Resando. Poche persone, ma ognuno di noi suona e canta e si muove come se fossimo davanti a quattromila persone. Perché bisogna dare il massimo anche per due persone solamente. Finito il concerto, con calma, impacchettiamo gli strumenti e torniamo in albergo, mentre i ragazzi del service smontano il palco, la struttura metallica che lo copre, le luci, l’impianto audio, e partono alla volta di Bento Conçalves per allestire la data successiva.
La notte è troppo breve, e ora siamo già in viaggio.

11 novembre 2011 – Giovanni // GIo_veNaLe
(foto Michele Tesolin)




One thought on “Brasile del Sud // 10-11 novembre 2011

  1. Il concerto è stato bellissimo! Grazie! Ma, per la precisione:
    1. Da Florianopolis a Porto Alegre non si passa dalla campagna. Essa si trova più a sud, nella frontiera con l’Argentina e l’Uruguay. Il viaggio è fatto per il litorale.
    2. Il concerto si è tenuto al Teatro dell’AMRIGS, associazione privata di medici.
    3. Il teatro si trova in quartiere Partenon, e non è circondato di favelas. Neanche il teatro che ha due lati che danno su strade (una, via Ipiranga, di sei piste). Esiste dietro il teatro un’area popolare, non rachiusa, di case povere.
    4. Il concerto è stato aperto da Angélica Rizzi (http://www.angelicarizzi.com) e insieme a lei ha suonato il chittarista Lula Valle (ambedue soci del Circolo Trentino di Porto Alegre).
    5. L’unico momento in cui il Circolo Trentino di Porto Alegre avrebbe potuto mostrare la città e la sua nuova sede (500m²) è stato gestito da loro che hanno preferito caminare in centro.

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